Brasile & Sud America
 
 
BOLIVIA (LA PAZ)  
Evo Morales vince le elezioni ma può inciampare su una foglia
di Roberto Lovari dal’Opinione 08/12/2009
I terzomondisti di tutto il mondo sicuramente saranno soddisfatti della rielezione di domenica 6 dicembre con circa il 60% dei voti dell’indio Evo Morales alla Presidenza della Repubblica della Bolivia. Per decenni i terzomondisti hanno proclamato al mondo che i problemi dell’universo avrebbero trovato risposte positive affidando il potere ad un “non bianco”. Per anni hanno inneggiato a Ho Chi Min, quando poi i suoi seguaci hanno preso il potere in tutto il Viet Nam il risultato è stato la tragedia dei boats peoples, migliaia di vietnamiti che correvano il rischio di finire sbranati dai pescecani per fuggire dal paradiso comunista costruito nel loro paese.
Un recente episodio sudamericano è quello dell’indio peruviano Toledo succeduto a Fujimori che, dopo quattro anni di governo pieni di fallimenti economici e di corruzione, ha terminato il mandato con consenso sotto il 10 percento.
Nella Bolivia, dove più del sessanta percento sono indios Aymara, Quechua e Guarani, Evo Morales, un Aymara con un passato di difensore dei coltivatori di foglie di coca, è riuscito a farsi eleggere nel 2006. Dopo duri scontri con l’opposizione, il presidente indio è riuscito a far approvare una nuova costituzione che predica un socialismo indiano e una repubblica plurinazionale. Le varie comunità indigene avranno molta autonomia in vari campi, dal sociale alla giustizia. Attraverso le nazionalizzazioni e l’alto costo mondiale delle materie prime e dell’energia, Morales ha montato un’azione di governo tutta tesa a favorire gli indios con una vasta campagna populista e demagogica. Le opposizioni sono divise e minacciate in ogni modo, senza mezzi termini Morales ha detto che dopo le elezioni farà arrestare il candidato dell’opposizione Manfred Villa Reyes. Ma Morales ha una caratteristica che crea problemi seri ai vicini e non solo, difende la coltivazione e l’uso delle foglie di coca che vengono masticate e usate in infusi dai boliviani. In un incontro dell’ONU a Vienna Morales stesso masticò le foglie di coca. Nella nuova costituzione la pianta della coca ha lo status di “risorsa naturale della biodiversità della Bolivia e fattore di coesione sociale”. Il problema è che gran parte delle foglie di coca si trasforma in cocaina e crack. Negli ultimi quattro anni la produzione di pasta base di coca da cui proviene la cocaina è aumentata del 41%. L’80% di questa produzione finisce in Brasile e nelle altre parti del mondo.
Per soddisfare le esigenze dei boliviani che usano la coca nelle forme tradizionali basterebbero 7000 ettari coltivati, in realtà sono più di trentamila, la maggior parte nella regione dello Chapare, roccaforte di Morales dal tempo in cui era un semplice sindacalista. Questo allargamento delle aree coltivate a coca è stato sicuramente favorito dall’espulsione della DEA, l’agenzia degli USA per la lotta alle droghe. La DEA era stata accusata di fomentare colpi di stato contro Morales. La DEA aiutava economicamente la boliviana FELCN (forza speciale di lotta al narcotraffico). I brasiliani, in seguito a enormi sequestri di cocaina in regioni confinanti, hanno avvertito la fine della lotta al narcotraffico in Bolivia. Non soddisfatto Morales ha anche espulso la USAID, un ente che finanziava progetti sociali e promuoveva la coltivazione di ananas, caffè e cacao per sostituire le coltivazioni di foglia di coca.
In molte parti del Brasile colpite dalla distruttiva piaga della cocaina si chiede un’azione per fermare il fenomeno. Non sarà facile, Morales imperterrito va avanti nella costruzione del suo socialismo indigeno. La foglia di coca fa parte della cultura indigena, pertanto i problemi dell’uso devastante del derivato di questa pianta, la cocaina, è un problema che non lo riguarda e che deve essere risolto dai “consumatori”.
L’unico ostacolo che potrebbe incontrare Morales sarebbe il mancato raggiungimento dei due terzi al Senato, dato che sarebbe un serio freno alla sua attività di governo “rivoluzionario”. I conteggi sembrano assicurargli i due terzi anche in questo ramo del Parlamento, ma non sono ancora ufficiali.

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