Brasile & Sud America
 
 
BOLIVIA (LA PAZ)  
La Bolivia sull'orlo della secessione
La Redazione

È probabile che l’eccezionale ondata di freddo che ha colpitola Bolivia isolandone la capitale dal resto del paese produca una pausa nella crescita delle gravi tensioni che potrebbero portare addirittura ad una rottura della sua unità territoriale. Per cogliere la gravità della situazione occorre tener presenti per lo meno tre elementi. Il dato storico di questo paese ne fa un competitore dell’Ecuador come paese più instabile dell’America Latina. Solo negli ultimi cinque anni il paese ha avuto 4 presidenti: Sanchez de Lozada, costretto alle dimissioni da manifestazioni popolari e scontri sanguinosi, gli succede Carlos Mesa, a sua volta costretto nel 2005 a lasciare la carica al presidente della Corte Suprema Eduardo Rodriguez che indice le elezioni presidenziali per il 18 di dicembre. Altro elemento che segna profondamente il paese è il dato geografico. Potremmo dire che ci sono quasi due Bolivie, quella delle Ande che si sdoppiano nella Cordigliera Occidentale e in quella Orientale, e in mezzo una delle più inospitali regioni della terra, l’altopiano. La Cordigliera Orientale scende ad est verso le distese del bassopiano che occupa il 70% del paese. Legato a questa dicotomia geografica è il dato della composizione etnica della popolazione. Infatti la maggioranza delle popolazioni indigene, 30% Quechua, 25% Aymara, abitano la parte occidentale e più povera del paese. Il resto della popolazione è composta da un 30% di meticci e da uno sparuto 15% di bianchi. È in questo contesto che vince le elezioni, nel dicembre del 2005, l’Aymara Evo Morales. Si tratta di un cambiamento che non è esagerato definire radicale. Morales è il primo, in 25 anni di vita democratica, ad essere eletto con il 51% dei voti direttamente dai boliviani e non dal Parlamento. È il primo indigeno, espressione della maggioranza indigena, a conquistare la massima carica, dopo cinquecento anni di quasi totale esclusione. Morales è un sindacalista e il segretario dei MAS, movimento per il socialismo. Per anni ha difeso il diritto degli indigeni a coltivare la foglia di coca per l’uso tradizionale dei boliviani, una foglia energetica per i poveri agricoltori indigeni. Molto variegata è la composizione del MAS, per lo meno vi sono quattro tendenze: quella storica vincolata ai cocaleros del Chapare e a vari sindacati, una tendenza indigena principalmente Aymara, ma anche Quechua, che costituisce la componente maggioritaria e simbolica. A queste due si aggiunga la vecchia “izquierda”, ex guerriglieri cheguevaristi, maoisti, troskisti, infine una fetta di classe media convertita di recente al socialismo che si ritrova nella figura del vice presidente Garcia Linera. Morales non solo viene eletto presidente, ma si assicura anche una maggioranza in Parlamento per portare avanti insieme al MAS il suo programma. Ecco allora le elezioni per l’Assemblea Costituente, da svolgersi insieme ad un referendum per le autonomie locali. Ecco allora, il 2 maggio del 2006, la nazionalizzazione degli idrocarburi, nazionalizzazioni che non si fermano nemmeno di fronte alle imprese dei paesi amici. Lula ha sostenuto in tutti i modi il “compagno Evo”, ma, in piena campagna elettorale brasiliana per il secondo turno, Morales manda addirittura l’esercito ad occupare le raffinerie della Petrobras. Ed è nei giorni della firma da parte del vice ministro per la cooperazione Sentinelli di finanziamenti per circa 40 milioni di dollari per opere sociali e civili, che il Governo boliviano annuncia la nazionalizzazione del 51%delle azioni dell’Empresa de Telecomunicaçoe (ENTEL) della Bolivia che sono nelle mani di Telecom Italia. Mentre sul piano economico le scelte di Morales non incontrano difficoltà, sul piano politico si verificano profonde rotture. Alle elezioni per la costituente il MAS ottiene la maggioranza assoluta dei voti, ma non quella dei due terzi necessaria per approvare i contenuti della nuova costituzione. L’opposizione protesta e blocca per mesi l’assemblea costituente. Alla fine il MAS decide a maggioranza che basterà la maggioranza. È di questi giorni la notizia apparsa su “El Diario” di Bogotà che entro il sei di agosto l’Assemblea Costituente approverà il nuovo testo del progetto della Costituzione Politica dello Stato (CPE). Alle elezioni per la Costituente, però, si doveva votare anche per un tema molto difficile per il paese, le autonomie locali. In quattro dipartimenti ha vinto l’opposizione. I dipartimenti orientali, quelli più ricchi e sviluppati, dove ci sono i grandi giacimenti di petrolio e di gas, vogliono l’autonomia per gestire in loco le ingenti risorse finanziarie. Morales ha proposto un altro tipo di autonomia, ovvero delle comunità indigene a cui affidare il governo delle cose locali. Non si è fatta attendere la risposta della tendenza autonomistica. Nei primi di luglio, nella città di Santa Cruz, la più ricca e grande della regione orientale, in una manifestazione di migliaia di persone ha dichiarato la sua autonomia. Il governo ha subito denunciato il pericolo per l’integrità del paese contenuto nelle scelte di Santa Cruz. Ma se da destra arriva la minaccia di dividere il paese, anche da sinistra vengono problemi non facili da risolvere. Nei mesi passati le proteste sociali si sono intersecate con proteste di ogni tipo, finite spesso a colpi di candelotti di dinamite, come nella più grande miniera di stagno di Huanini. Ed è proprio da questa miniera che in questi giorni è partito uno sciopero che ha riacceso le tensioni nel campo minerario. Morales ha inviato una delegazione di ministri per incontrare i lavoratori. I prossimi mesi saranno decisivi per sapere se Morales costruirà la Bolivia che lui vuole con la democrazia come ha fatto più o meno fino ad oggi, o ricorrerà all’autoritarismo, o peggio alla dittatura secondo la tradizione di molti suoi predecessori. In una conferenza stampa il 5 luglio Rifondazione Comunista ha proposto la candidatura di Evo Morales per il premio Nobel per la pace.


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