Brasile & Sud America
 
 
SUD AMERICA E LATINA  
La nuova geografia politico economica dell'America Meridionale.
Di Roberto Lovari
Le vicende economiche degli ultimi anni, se non degli ultimi mesi, hanno mostrato come il quadro politico ed economico di quest’area, grande quasi due volte l’Europa con i suoi 18 milioni di chilometri quadrati ed i suoi 400 milioni di abitanti, abbia subito mutamenti impensabili fino a pochi anni fa. Un tempo si diceva che, se l’Europa respirava forte, il Sudamerica prendeva la polmonite, s’intende in termini economici. È opinione condivisa da tutti gli economisti che quest’area geografica è quella che risente di meno della crisi mondiale e sembra ben attrezzata per affrontare eventualmente nuove e più gravi tensioni. Certamente il continente non è omogeneo, vi sono alcune non marginali differenze tra i 10 grandi stati che fanno parte dell’area. Infatti Venezuela e Bolivia presentano situazioni economiche e politiche ben diverse ad esempio da un Brasile o da un Cile. Sono i dati forniti dall’ONU a dare la riprova di quanto detto sopra. Infatti la CEPAL (commissione per l’America Latina e i Caraibi) ha assegnato all’area una crescita del 3,7% per il 2012, certamente inferiore a quella registrata nell’anno scorso che fu del 5,9%, ma sempre migliore della crescita zero dell’Europa e di un incerto 2% degli USA. Fatto inusitato per la storia di questo continente, uno dei suoi stati, il Brasile, è diventato creditore del FMI avendogli prestato 7 miliardi di dollari per aiutarlo a fornire denaro agli altri paesi del mondo in difficoltà. La storia secolare dell’America Meridionale vede l’area soggetta a periodiche crisi a causa del debito estero. Come si sia arrivati a questo nuovo quadro del Sudamerica è un cammino complesso, ma storicamente rintracciabile. Vi sono due date storiche che bisogna fissare, l’89 nel secolo scorso, cioè la caduta del comunismo, e l’11 settembre del 2001. L’America meridionale ha visto due grandi imperi coloniali costruire la realtà politica ed economica della regione, la Spagna e il Portogallo. Nel secolo XIX era stata l’Inghilterra ad esercitare l’egemonia, sostituita nel finire del secolo e nel successivo dal “grande fratello del nord”, gli USA. I Nordamericani hanno esercitato presenza politica, economica e finanziaria nell’area, spesso con metodi brutali e poco rispettosi delle sovranità degli stati nati dalla dissoluzione dell’impero luso ispanico. Gli anni della guerra fredda hanno visto una stretta alleanza tra militari, oligarchie politiche ed economiche e Stati Uniti per arginare l’URSS e Cuba, ciò ha significato un’ondata di regimi militari che hanno insanguinato l’America Meridionale come mai nel passato. Già prima dell’89, l’America Meridionale, con modalità diverse tra i vari stati, è ritornata a regimi democratici. Nella maggior parte degli stati vi sono state riforme economiche che hanno consentito alla regione di intraprendere la via della crescita, fenomeno che prende grande forza nel primo decennio del nuovo secolo. Alcuni osservatori attribuiscono questa espansione economica anche ad un altro avvenimento, l’attacco terroristico alla Torri Gemelle di New York. L’ansia e la voglia di rispondere all’attacco hanno cambiato le priorità degli USA spostandole verso il Medio Oriente e l’Asia. Quale che sia la ragione, un dato è certo, sono diminuiti i livelli dei rapporti commerciale e quelli dell’influenza politica degli USA. Ma, siccome in politica gli spazi non restano mai vuoti, un nuovo player è comparso, la Cina. Con la sua vorace domanda di materie prime, petrolio, ferro e prodotti alimentari necessari per la sua crescita, in poco tempo ha conquistato spazi inimmaginabili e in pochi anni è diventata il partner economico più importante del Brasile e del Perù. Se unanimi sono gli apprezzamenti degli enti di analisi economiche sui grandi risultati ottenuti dall’America Meridionale, non mancano grandi interrogativi. Sapranno i paesi mettere a frutto il momento positivo, non solo ponendo riparo, anche se lentamente, alle grandi diseguaglianze sociali, ma anche cercando di dare risposte ad alcuni problemi che rischiano nel futuro di tarpare le ali al volo sudamericano, ad esempio quello del basso livello di istruzione? Per citare un solo dato, non c’è nessuna università del Sudamerica tra le prime 200 del mondo. Il Brasile ha cominciato a porsi il problema mandando 100000 studenti a studiare all’estero per superare il tremendo gap tecnologico ed innovativo con il resto del mondo. I prossimi anni ci diranno se l’America del Sud avrà saputo approfittare del momento positivo dell’inizio del XXI secolo.

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