Brasile & Sud America
 
 
COLOMBIA (SANTA FÈ DE BOGOTÀ)  
Colombia: si dimette il generale liberato dalla guerriglia
di Roberto Lovari – agenziafuoritutto.it 04/12/2014
Erano ancora fresche di stampa le dichiarazioni del Presidente Santos che il 2015 doveva essere l’anno della pace con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), quando, domenica 16 novembre è arrivata la notizia bomba. Nelle foreste della provincia del Choco nel nord ovest del paese il generale Roben Dario Alzate, una avvocatessa e un soldato erano stati rapiti dalla guerriglia comunista delle FARC. Forte e generale sorpresa in tutto il paese, il generale Alzate è il militare più in alto in grado fatto prigioniero dalle varie guerriglie colombiane in circa cinquanta anni di conflitto civile. In più era al comanda della Forza Speciale Titan, 2500 uomini, super addestrati per combattere la guerriglia nella regione e già nel passato al comando del GAULA ( Gruppo Antisequestro e Estorsione dell’Esercito). Ferma e rapida la reazione di Santos: il lunedì successivo sarebbe dovuta ripartire la delegazione governativa per La Havana per incontrare le FARC e riprendere le trattative per un accordo di pace. Sono già due anni che il governo colombiano e le FARC trattano portando avanti una agenda su vari temi. Santos blocca la delegazione dicendo che le trattative non sarebbero riprese fino a quando il generale e gli altri due sequestrati non fossero stati liberati. Si apre nel paese una serie di polemiche e di interrogativi. Al presidente Santos, dopo alcuni giorni, si aggiunge il Senato che chiede spiegazioni agli alti gradi dell’esercito. Perché il generale Alzate era in abiti civili, cosa ci faceva in una zona molto pericolosa e senza scorta adeguata al suo rango? Non si è lasciato sfuggire l’occasione l’avversario più duro di Santos, l’ex presidente Alvaro Uribe. L’ex presidente si è sempre opposto alle trattative con le FARC, per lui il sequestro del generale deriva dal fatto di aver messo sulla stesso piano terroristi e militari. Per Uribe, Santos avrebbe dovuto pretendere il fermo delle attività militari delle FARC prima di intavolare trattative di pace. Le FARC, da parte loro, hanno fatto una dichiarazione a La Havana: non hanno sequestrato nessuno, ma hanno fatto prigioniero un militare in zona di guerra, è Santos, continua la dichiarazione, a non volere un armistizio bilaterale. Ad ogni modo, le FARC si dichiarano disponibili alla liberazione dei “prigionieri”. A questo punto entrano in campo Cuba e la Norvegia, da sempre garanti delle trattative di pace. In poco tempo viene raggiunto un accordo, i tre sequestrati verranno consegnati ad una delegazione con rappresentanti di Norvegia, Cuba e Croce Rossa Internazionale. Dopo vari rinvii, di cui le FARC danno la responsabilità all’esercito colombiano che, con le sue intense attività militari nella zona, non creano quelle condizioni di sicurezza per il rilascio, infine domenica passata, nelle fitte foreste dello stato del Choco, i tre vengono rilasciati con tanto di foto ricordo. La foto del generale abbracciato al capo guerrigliero Pastor Alape, venuto apposta da Cuba dove partecipava alle trattative di pace, ha suscitato un mare di polemiche e di interrogativi. Santos, appresa la notizia, fa partire la delegazione per Cuba e dichiara di essere in attesa delle spiegazioni del generale. Dopo un breve ricovero in ospedale, il generale parla alla stampa, con voce rotta dichiara di dimettersi dall’esercito. Era in abiti civili e senza scorta per vincere la diffidenza delle popolazioni nei confronti delle divise, era con un avvocato perché stava esaminando un progetto di sviluppo economico in una zona molto povera. I servizi segreti gli avevano detto che la zona era sicura. Ha ricordato inoltre il duro comportamento dei sequestratori e che la foto con abbraccio gli era stata imposta. Difficile dire quanti abbiano creduto a tutto questo. Il presidente Santos ha immediatamente accettato le dimissioni.

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