Brasile & Sud America
 
 
CILE (SANTIAGO DEL CILE)  
Cile, Bachelet rischia
di Roberto Lovari da L’Avanti
Il cinque di ottobre il Cile ha celebrato venti anni di cammino verso la democrazia, dopo la tragedia del ’73. Infatti in questo giorno i cileni dissero no a Pinochet che chiedeva un mandato per altri otto anni di governo. L’anno successivo l’elezione del candidato dell’opposizione unita, il democristiano Patricio Aylwin, apre la serie dei presidenti democraticamente eletti: nel ’93 Eduardo Frei, anche lui democristiano, nel 2000 il socialista Ricardo Lagos e nel 2006 una donna, Michelle Bachelet, anche lei socialista. La vecchia opposizione degli anni ’70-’80 a Pinochet, unita nella “Corcertacion de Partidos Por la Democrazia”, formata dal partito socialista, dal democratico cristiano e dai radicali social democratici, ha guidato con grande capacità ed equilibrio il ritorno graduale alla piena democrazia del Cile. Non sono certamente mancati i problemi riguardo al rispetto degli accordi di transizione, si pensi alle vicende giuridiche ed internazionali del vecchio dittatore Pinochet e ai problemi della punizione dei colpevoli dei delitti della dittatura militare. La “Concertacion”non solo ha affrontato positivamente situazioni difficili, ma è stata anche capace di gestire bene la politica economica. Le riforme molto liberiste messe in atto dai “Chicago’s boys” di Milton Friedman durante la dittatura militare sono state in sostanza mantenute, arricchite da forti politiche sociali. Il risultato è stato quello di fare del Cile il paese più sviluppato e ricco dell’America Latina con un reddito per abitante di ben 8.854 dollari nel 2006. Il Cile, paese si ricordi collocato in America Latina, è uno dei meno corrotti del mondo. Il Cile ha un’economia con una crescita per molti anni al di sopra del 7% ed estremamente aperta, ha accordi commerciali con decine di paesi, nel 2003 ha stipulato un accordo di libero commercio con gli USA, è di luglio la stipula di analogo patto con la lontana Australia. La stabilità politica e i successi in campo economico hanno assicurato alla ‘Concertacion’ la vittoria in ben 14 prove elettorali, presidenziali, parlamentari e comunali. Ma la sostanza delle democrazie occidentali è il cambiamento e il Cile fa ormai parte a pieno diritto di questo mondo politico. Già nelle elezioni presidenziali del 2006, nonostante la forte personalità della candidata della Concertacion  (la Bachelet è noto medico, figlia di un generale morto per le torture, lei stessa imprigionata e torturata, un ottimo passato politico) ha vinto con il 53% contro il 46,5% di Sebastian Piñera. Il 26 di ottobre ci saranno le elezioni comunali e i sondaggi non sono più favorevoli alle forze di governo, si aggiunga che la vecchia unità della Concertacion è cosa del passato. Le comunali saranno un segnale significativo per le presidenziali del 2009, la nuova costituzione del 2005 ha ridotto da sei a quattro anni il mandato presidenziale. Le manifestazioni e gli scontri di piazza, le divisioni tra i partiti della Concertacion che li farà presentare per la prima volta divisi, sono sicuramente la causa di un fatto inedito nella politica cilena degli ultimi anni, l’alleanza con il “Yuntos Podemos”, un raggruppamento composto da comunisti, verdi e sinistra cristiana. Si tratta di un accordo di desistenza in alcuni comuni per recuperare quel 5% o 7% che i comunisti, pur fuori dal parlamento per la legge elettorale fortemente bipolare, hanno nel paese e che potrebbe essere vitale. È difficile dire come reagiranno i cileni a questa novità. La “presidenta” Bachelet non ha vita facile, da un lato proprio nei mesi scorsi il senato ha bocciato il suo candidato per la Corte Suprema, dall’altro il candidato del centro-destra, l’industriale Sebastian Piñera, molto ben piazzato nei sondaggi, la accusa di non aver applicato gli accordi sulla sicurezza pubblica contro la delinquenza. Anche questa polemica ci dice che il Cile è ormai un paese del mondo occidentale, liberale e democratico.
La stabilità politica e le scelte economiche degli ultimi anni hanno reso il Cile il paese dell’America Latina più preparato per affrontare la crisi finanziaria mondiale. La Bachelet ha fatto due mosse rapide: lunedì 13 u.s. ha annunciato un piano di 1550 milioni di dollari anti crisi, ha riunito tutti i presidenti dei partiti a “La Moneda”, la residenza ufficiale dei presidenti del Cile.
Mondo politico e finanziario hanno tutti espresso apprezzamenti e consenso. L’economia in crescita permanente, l’austera politica economica del governo, i 26 miliardi di dollari in cassa consentono di guardare la crisi con ragionata tranquillità.

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