Brasile & Sud America
 
 
BRASILE (BRASILIA)  
Il Brasile e la vittoria della democrazia
Al secondo turno delle presidenziali Lula conquista il 60,8% delle preferenze e batte nettamente il rivale Alckmin (39,2%) Avanti (31/10/2006)
Il Brasile, al secondo turno per le elezioni del presidente della Repubblica e di dieci governatori, ha dato ulteriore prova del grande cammino percorso sulla strada della democrazia. Gli scettici avrebbero dovuto assistere all’ultimo confronto elettorale organizzato dalla televisione “Globo” per i due candidati alla presidenza.
La “Globo” ha cambiato il modo, non più i due candidati intervistati da giornalisti rispondendo alle reciproche domande. I due candidati sono stati messi in piedi uno di fronte all’altro a rispondere per due ore a domande di cittadini indecisi dei vari Stati del Brasile, scelti da Ibope, con il moderatore che ne regolava i tempi. Una grande prova di correttezza, di preparazione politica: la consacrazione di fronte al popolo brasiliano di due grandi leader.
Il vecchio sindacalista ha ritrovato l’antica capacità di stare in pubblico e l’umiltà per chiedere il consenso per continuare. Infatti Lula, ripresosi dal colpo dell’inaspettato secondo turno, si è presentato cambiato alla gente e alla stampa, riscuotendo le simpatie di vaste fasce di elettorato. Alckmin, quello che sembrava un politico scialbo, al contrario si è rivelato una personalità di grande preparazione, nonostante avesse tutti i sondaggi contro e il suo Psdb, e gli alleati sempre freddi nei suoi confronti, si è battuto fino alla fine con grande dignità e coraggio, dicendo che la sua grande esperienza politica era al servizio del Brasile per cambiare.
Si aggiunga a questa prova esemplare di democrazia data dai due candidati, l’efficienza mostrata dal Supremo tribunale elettorale (Tse), che alle 19,30 di domenica, cioè mezz’ora dopo la chiusura dei seggi dello Stato di Acre, a due fusi orari di differenza, ha annunciato la vittoria di Lula essendo il vantaggio del candidato del Pt maggiore dei voti ancora da scrutinare. Lula ha ottenuto dunque il 60,8 per cento delle preferenze, mentre Alckmin solo il 39,2 per cento.
Ma se il risultato a livello nazionale era scontato (già venerdì scorso tre diversi sondaggi avevano anticipato gli andamenti), il turno per la scelta dei governatori ha riservato scrutini al cardiopalma. Tra gli avvenimenti che vanno segnalati figurano quelli del Paranà, dove il candidato ha vinto per soli 10mila voti; la grande sorpresa che ha destato il successo, nel Riogrande del sud, di una donna contro l’ex governatore petoinista Dutra (questo Stato, terra natale della nostra Anita, è considerato infatti molto “macho”); o il risultato del Maranhao, dove la figlia dell’ex presidente della Repubblica Sarney è stata sconfitta, segnando così la fine del potere di una “monarchia regionale”.
Ancora risuonava la musica dei fans dei governatori e dei militanti petoinisti in tutto il Brasile, quando i commentatori hanno cominciato a porre, e porsi, domande sulla vittoria e sul futuro del secondo mandato. Appare subito che l’unico dato certo è l’incertezza. E’ vero: Lula ha vinto bene, anzi benissimo. Ma non ha la maggioranza nel Congresso. Un giornale ha riportato che nel parlamento vi sono 150 deputati per la maggioranza, 150 per la minoranza e 200 “mobili”, che possono schierarsi contro o a favore a seconda delle circostanze. Lula, però, da attento politico ha già fatto sapere di voler parlare con tutti e che lascerà le porte aperte a coloro i quali saranno in accordo con il suo programma di governo. Una soluzione facile a parole, ma di difficile realizzazione.
I primi problemi Lula li potrebbe avere proprio dal suo Pt, i cui elementi di spicco sono balzati agli onori delle cronache soprattutto per gli scandali. Accetterà, poi, il presidente, l’inevitabile diminuzione di peso politico e di ministeri nel nuovo governo di coalizione? Quale sarà la linea politica che il Pt chiederà al suo presidente, quella di stampo socialdemocratico di oggi difesa dall’economia di mercato che porti politiche sociali oppure vorrà “più sinistra” nella politica economica del governo?
L’altro grande interrogativo è cosa farà Psdb, il partito di Alckmin, Cardoso, Serra e Neves? Nascerà -come alcuni chiedono – un accordo tra questi due partiti, ormai vicini (Pts e Psdb), per governare con gradualismo il Brasile, oppure Psdb sceglierà una opposizione dura non escludendo nulla nel caso che le inchieste non ancora chiuse della magistratura rendessero possibile mettere sotto accusa Lula (uno scenario, questo, possibile ma che in pochi si augurano)?

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