Brasile & Sud America
 
 
BRASILE (BRASILIA)  
Brasile: Lula rimanda tutto a febbraio
da Avanti del 20/01/2007
La cerimonia d’insediamento del secondo mandato di Lula è stata indubbiamente diversa da quella del 2003. Ci si è messo anche il tempo a guastare lo scarso entusiasmo dei poco più di diecimila presenti. La massiccia presenza e l’entusiasmo del 2003 appartengono ormai al passato. Certamente Lula ha fondate ragioni per scaricare sul suo partito, il PT, il cambiamento di clima nei suoi confronti. Tutti i commentatori sono concordi nel ritenere che ci si trova di fronte più alla vittoria del “lulismo” che a quella dello schieramento di sinistra guidato dal PT. Non pochi sono stati i commenti ironici di chi consigliava a Lula, per vincere, di tenere lontani e fermi i dirigenti del PT, vista la sfilza di scandali di cui si sono resi protagonisti nei mesi scorsi, non escluso il periodo elettorale. Ma a Lula non sono stati dati molti giorni per godersi il risultato di una vittoria personalmente e faticosamente costruita. Mentre si accingeva a costruire la maggioranza e il nuovo Governo è scoppiato il primo problema che ha bloccato tutto: la nomina del Presidente della Camera, carica importantissima, data anche la delicata situazione della salute del vice presidente Alencar. Il Presidente della Camera è la terza carica dello Stato dopo il Presidente e il suo vice. Lula non ha nascosto la sua scelta per il presidente uscente Aldo Rebelo, del Partito Comunista del Brasile e suo fedelissimo. Tutto sembrava a posto quando proprio il PT ha lanciato la candidatura di un suo uomo, Aldo Chinaglia, portavoce del governo alla Camera dei Deputati. Occorre dire che il PT, nonostante la marea di scandali, sui quali alcune indagini non sono ancora chiuse, è uscito bene dalla prova elettorale che, con i suoi ottanta e più deputati, ne ha fatto il secondo gruppo parlamentare. La nascita di due candidature nell’ambito dei partiti di Lula ha richiamato alla memoria la vicenda Cavalcanti, ovvero l’elezione di un Presidente al di fuori della maggioranza. Di fronte a questo pericolo, Lula ha fermato il suo lavoro di costruzione della maggioranza nei due rami del Parlamento e dei relativi ministeri distribuiti secondo la forza parlamentare. Ad oggi Lula dispone di una delle più grandi maggioranze che abbiano mai appoggiato un presidente brasiliano. Non solo il suo PT, i fedeli comunisti del PCdG e i socialisti del PSB, ma anche il poderoso centrista PMDB, l’antico alleato PTB, il piccolo partito verde, il Partito Liberale, il vecchio PDT, i liberali del PL, i super moderati del PP, tutti e dieci si sono dichiarati disponibili ad entrare nel Governo e ad appoggiare Lula. Quasi tutto pronto, ma Lula ha fermato tutto per aspettare il primo di febbraio, quando si insedierà il nuovo Parlamento ed eleggerà il Presidente della Camera e quello del Senato. Di fronte al duello in casa Lula si è messo alla finestra e, per rimarcare questa sua posizione, se ne è andato addirittura in ferie. Ad oggi la partita sembra essere a favore di Chinaglia che ha ricevuto l’appoggio anche del PMDB. Il PT, pur di far vincere il proprio candidato, ha chiesto l’appoggio degli odiati “Tucani”, ovvero del PSDB, partito dello sconfitto Alckmin. Certamente il PT ha fatto concessioni, s’intende nessuno lo ammetterà mai, ai due uomini forti del PSDB, i governatori Serra e Neves, cosa che ha provocato la protesta dell’ex presidente Cardoso che ha ricordato al PSDB il suo ruolo di opposizione e un richiamo dell’alleato PFL all’unità dell’opposizione. Tutto sembra ancora aperto. Non sono mancate dure critiche a questa paralisi dell’attività di Lula. Le tanto attese misure economiche per far superare al Brasile la debole crescita del 3% non si sono ancora viste, il paese vive, nella città di Rio, un incredibile attacco al Governo della criminalità organizzata. Sette persone sono state bruciate vive in un autobus per indurre il Governo a trattare. Per non dire di quello che sta accadendo ai confini del Brasile, dalle turbolenze boliviane alle scelte di socialismo reale di Chavez. Su tutto questo regna il silenzio del Brasile: tutto è rinviato a febbraio.
 
Roberto Lovari

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