Brasile & Sud America
 
 
ARGENTINA (BUENOS AIRES)  
Argentina, la sfida delle Falkland. La Kirchner mira al terzo mandato e sfoga all’estero i problemi interni.
di Roberto Lovari – L’Opinione 04/02/2012
Il film su Margaret Thatcher proiettato in questi giorni nelle sale italiane potrebbe non essere un mero ricordo storico della guerra tra la Gran Bretagna e l’Argentina per il possesso delle isole Falkland-Malvinas. Nei mesi di aprile e giugno del 1982, in quelle sperdute isole si svolse una delle più incredibili guerre del XX secolo. La giunta militare al governo in Argentina pensava di far dimenticare la crisi economica e la tragedia dei “desaparecidos” occupando il 2 di aprile le isole Falkland – Malvinas, dodicimila chilometri quadrati di scogli desertici, abitati da quattromila persone di origine inglese. La Thatcher, rivendicando il diritto dei Kalpers, come vengono chiamati gli abitanti delle ventose isole, “a vivere in pace e a scegliere il loro sistema di vita e di governo”, riusciva ad ottenere l’invio di una flotta di venti navi per ricacciare gli argentini. I poveri soldati di Buenos Aires, mal armati e mal vestiti, furono rapidamente sconfitti e in 650 pagarono con le loro giovani vite la follia dei loro generali; anche 250 inglesi si spensero per respingere l’aggressione argentina. Il mondo si divise, gli USA non riuscirono a fermare i loro due alleati, Argentina e Gran Bretagna. La guerra provocò un vivace dibattito anche in Italia, dove fu forte la divisione tra solidarietà atlantica e i forti legami di sangue con l’Argentina, dove il 40% dei cittadini ha un’origine italiana. L’Italia il 17 maggio non rinnovò le sanzioni della Comunità Europea contro l’Argentina e l’irritazione della Gran Bretagna si placò solo con la visita della Thatcher nel luglio del 1982. La questione sembrava essere finita nel dimenticatoio della storia, gli inglesi avevano addirittura cacciato in malo modo la Thatcher,vincitrice della guerra, gli argentini avevano fatto delle Malvinas uno dei tanti temi retorici e nazionalistici che riempiono la politica di quel paese. Ma a dicembre dell’anno passato, dopo decenni e decine di dichiarazioni retoriche di appoggio all’Argentina, nel vertice del Mercosur di Montevideo, i paesi che lo compongono, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, decidono di non far entrare nei loro porti navi con la bandiera delle Falkland – Malvinas. Dopo un primo incidente a Montevideo e le ferme proteste dell’Inghilterra, si trova un accordo, che le navi delle Falkland cambino bandiera prima di entrare nei porti del Mercosur. Il caso è risolto, ma ormai la contesa è ripartita. Non si dimentichi che i mesi di fine 2011 sono stati di elezioni in Argentina, dove, accanto al tradizionale antiamericanismo dei peronisti, si è riaccesa la rivendicazione delle Malvinas. Il 18 gennaio il primo ministro inglese risponde alle richieste argentine accusando il paese di essere “colonialista” per voler imporre agli abitanti delle Falkland la loro sovranità. Dura e pronta la risposta dell’Argentina per bocca del suo ministro degli Esteri, Hector Timerman:” è strano che l’Inghilterra parli di colonialismo quando essa stessa è sinonimo di colonialismo”. Ad aumentare la tensione ha dato una mano la notizia che il principe William farà un mese di addestramento nelle isole. Martedì 31 gennaio ecco l’annuncio del trasferimento alle Falkland di una della navi più potenti e dotate di ogni mezzo bellico, l’incrociatore HMS Dauntless, trasferimento già deciso da un anno e di routine, dicono gli inglesi, naturalmente non creduti dagli argentini. Ma, se la maggior parte del mondo osserva la vicenda più curiosa che preoccupata, c’è invece un paese vicino, il Brasile, che vede crescere la sua irritazione, anche se contenuta, nei confronti dell’Argentina. La stampa del Brasile pubblica ogni giorno le notizie del crescente protezionismo di Buenos Aires nei confronti delle esportazioni brasiliane. Senza remore si parla del tentativo argentino di uscire dalla sua crisi economica chiudendo il paese. È del 27 gennaio un articolo dell’autorevole “ O Globlo” di Rio de Janeiro. dal titolo inequivocabile: Dieci problemi per Cristina Kirchner. Il giornale ricorda che la Kirchner, dopo il ritorno alla presidenza dopo la malattia, dovrà affrontare la forte richiesta di aumenti salariali; il governo argentino aumenterà la tensione con la Gran Bretagna tendendo ad isolare le Malvinas Falkland; non ci sono segnali che il presidente Obama avrà un atteggiamento benevolo con l’Argentina che dovrà negoziare i suoi debiti con molte società USA; la Casa Rosada si troverà a marzo la reazione degli argentini ai tagli di sussidi su luce, gas e acqua con conseguenti grandi aumenti di prezzi; la rabbia del Brasile sempre più colpito dai crescenti ostacoli alle sue merci, l’ultima legge prevede che il governo argentino avrà 15 giorni per approvare le richieste di importazioni dal Brasile. La decisione non colpisce solo l’80% delle esportazioni brasiliane, ma anche industrie argentine già ferme per mancanza di pezzi che provengono dal Brasile. L’edizione delle 20,30 del popolare telegiornale della Globo, il “Jornale da Globo”, mercoledì 1 febbraio ha dato un grande spazio alla vicenda, in genere le notizie dall’estero hanno scarsa attenzione, facendosi interprete del profondo malessere degli imprenditori di San Paolo, di tutto il Brasile e di quello, non meno forte, del governo, anche se tacito. O Globo ricorda che Cristina dovrà affrontare le folli spese delle provincie e i danni provocati da una forte siccità. Ma in tutto questo mare di problemi, ecco che i suoi fedeli (o lei?) lanciano la proposta di cominciare a lavorare per un terzo mandato per Cristina, proibito dalla costituzione. La “UltraK”, Diana Conti,fedelissima dei Kirchner, deputato e presidente di una importante commissione parlamentare, ha lanciato la campagna per il terzo mandato, con la parola d’ordine: “Cristina eterna”. Il vice presidente Amado Boudo, dopo un appoggio pieno, è ripiegato su toni più cauti, dice che bisognerà sentire l’opinione della “Presidenta”. Né maggioranza né opposizione hanno dubbi sulla risposta di Cristina, pertanto si prepara uno scontro politico senza precedenti.

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